La decisione di aprire un Ristorante si realizzò lentamente, nel corso di almeno due anni, durante i quali, in casa, specialmente durante i pasti, ne parlavamo ampiamente, esponendo le nostre idee a ruota libera, come durante un briefing di creativi.
La spinta non era solo la nostra presunta bravura in cucina, la capacità di organizzare dei menù equilibrati, dei piatti originali e presentarli con qualche eleganza, ma anche e sopratutto di ricevere gli ospiti con il calore di una casa e non di un locale pubblico, di qui la scelta di non utilizzare personale salariato, ma fare tutto noi di famiglia, come quando si ricevono in casa degli amici.
Dei locali che frequentavamo nei dintorni di Roma, non c’era niente di analogo. Soprattutto per la monotona ripetizione dei piatti tradizionali della cosiddetta cucina romana casereccia.
Accadeva che con coppe di amici si uscisse la sera, per cena, più per stare assieme che per appetito e di fronte alle nostre richieste di qualcosa di sfizioso, ci proponessero sempre gli stessi piatti, sempre la stessa abbuffata di bucatini e di abbacchio.
La spinta non era solo la nostra presunta bravura in cucina, la capacità di organizzare dei menù equilibrati, dei piatti originali e presentarli con qualche eleganza, ma anche e sopratutto di ricevere gli ospiti con il calore di una casa e non di un locale pubblico, di qui la scelta di non utilizzare personale salariato, ma fare tutto noi di famiglia, come quando si ricevono in casa degli amici.
Dei locali che frequentavamo nei dintorni di Roma, non c’era niente di analogo. Soprattutto per la monotona ripetizione dei piatti tradizionali della cosiddetta cucina romana casereccia.
Accadeva che con coppe di amici si uscisse la sera, per cena, più per stare assieme che per appetito e di fronte alle nostre richieste di qualcosa di sfizioso, ci proponessero sempre gli stessi piatti, sempre la stessa abbuffata di bucatini e di abbacchio.

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