mercoledì 20 febbraio 2008
Spiedini di spek al profumo di origano
- fare polpettine con macinato di vitello, uova, grana, pangrattato, prezzemolo, latte
- avvolgere nello spek - 4 x spiedino
- rosolare nel burro a fuoco medio, spruzzare con vino bianco, origano e cuocere coperto per 10 '
- servire con tutto lo spiedino su letto di lattughino
Per 500 gr.carne:
2 uova,100 gr. grana, 6 cucchiai pangrattato, 1/2 bicchiere latte, ciuffo prezzemolo
(vedi foto sopra)
venerdì 15 febbraio 2008
A QUANTI PENSANO DI APRIRE UN RISTORANTE
Ho dedicato questo blog agli antichi frequentatori del Ristorante, mentre avrei dovuto, e lo faccio ora, dedicarlo a tutti quei velleitari che, sapendo fare due spaghetti appetitosi per gli amici, pensano di potersi dedicare alla difficile e dura arte della ristorazione.
Cucinare tutti i giorni per un numero imprecisato di commensali è l' equazione più difficile da
risolvere. E il più delle volte il risultato è sbagliato, per eccesso o, peggio ancora, per difetto.
Cucinare tutti i giorni per un numero imprecisato di commensali è l' equazione più difficile da
risolvere. E il più delle volte il risultato è sbagliato, per eccesso o, peggio ancora, per difetto.
Vatel è lì tragicamente a ricordarcelo.
Certo, molto dipende dal tipo di cucina che si vuol realizzare. Il problema non si pone nel caso di una cucina tredizionale con spaghetti alla bolognese e bistecca ai ferri, tipo trattoria per camionisti, a proposito non credete a chi racconta che si mangia bene dove si fermano i camionisti, semplicemente li c'è lo spazio giusto per parcheggiare un camion!.
Guardate piuttosto dove sono ferme auto sportive e/o di grossa cilindrata, li si fermano coppiette
o agenti di commercio, ecco li si mangia sicuramente in modo meno banale.
domenica 10 febbraio 2008
Zucchino in fiore
Per questo piatto di grande effetto sono necessari dei zucchini molto piccoli, freschissimi e con il fiore integro, ancora chiuso, a cui va tolto, con molta delicatezza, il picciòlo.
- frullare polpa di aragosta (vanno bene anche gamberoni) e filetti di sogliola lessati, sale, pepe, panna, poi in frigo a rassodare;
- unire albumi montati a neve;
- farcire il fiore (senza staccarlo dallo zucchino);
- tagliare lo zucchino per la lunghezza;
- cuocere a vapore per 6'
- salsa cruda di pomodoro (frullato con olio, succo di limone e sale) a specchio sul piatto
- disporre lo zucchino aperto a ventaglio e servire.
Versione vegetariana: sostituire pesce con minuta dadolata di verdure saltate in padella e
provola affunicata e cuocere anziché a vapore in forno.
Etichette:
Ricette di Sfizi e Golosità
sabato 9 febbraio 2008
La decisione di aprire un Ristorante si realizzò lentamente, nel corso di almeno due anni, durante i quali, in casa, specialmente durante i pasti, ne parlavamo ampiamente, esponendo le nostre idee a ruota libera, come durante un briefing di creativi.
La spinta non era solo la nostra presunta bravura in cucina, la capacità di organizzare dei menù equilibrati, dei piatti originali e presentarli con qualche eleganza, ma anche e sopratutto di ricevere gli ospiti con il calore di una casa e non di un locale pubblico, di qui la scelta di non utilizzare personale salariato, ma fare tutto noi di famiglia, come quando si ricevono in casa degli amici.
Dei locali che frequentavamo nei dintorni di Roma, non c’era niente di analogo. Soprattutto per la monotona ripetizione dei piatti tradizionali della cosiddetta cucina romana casereccia.
Accadeva che con coppe di amici si uscisse la sera, per cena, più per stare assieme che per appetito e di fronte alle nostre richieste di qualcosa di sfizioso, ci proponessero sempre gli stessi piatti, sempre la stessa abbuffata di bucatini e di abbacchio.
La spinta non era solo la nostra presunta bravura in cucina, la capacità di organizzare dei menù equilibrati, dei piatti originali e presentarli con qualche eleganza, ma anche e sopratutto di ricevere gli ospiti con il calore di una casa e non di un locale pubblico, di qui la scelta di non utilizzare personale salariato, ma fare tutto noi di famiglia, come quando si ricevono in casa degli amici.
Dei locali che frequentavamo nei dintorni di Roma, non c’era niente di analogo. Soprattutto per la monotona ripetizione dei piatti tradizionali della cosiddetta cucina romana casereccia.
Accadeva che con coppe di amici si uscisse la sera, per cena, più per stare assieme che per appetito e di fronte alle nostre richieste di qualcosa di sfizioso, ci proponessero sempre gli stessi piatti, sempre la stessa abbuffata di bucatini e di abbacchio.

Iscriviti a:
Commenti (Atom)

